Castellazzo Bormida si trova vicino ad Alessandria. In principio si chiamava Gamondio. Gamondio è corte regia quindi proprietà imperiale diretta, ma con sicura presenza di terreni e di uomini liberi. Di quel tempo rimane unica memoria nel nome della via Saraceni, anche se mancano conferme del passaggio di questi invasori nel nostro borgo.
La lontananza dalle sedi imperiali favorisce l’autonomia di Gamondio, situato al centro di importanti vie di traffico e di commerci: all’inizio del secolo XII si costituisce il libero comune, attestato da un documento datato gennaio 1106.


E’ il periodo di maggior splendore di Gamondio, che nel giro di pochi decenni riceve due importanti donazioni di beni nobiliari e stipula un fondamentale accordo commerciale con la Repubblica di Genova (anno 1146).
Nel 1154 il geografo arabo Edrisi riporta Gamindiu nella sua carta dell’Italia, e la descrive così: “città popolata e grande da cui dipendono villaggi e colti…
E’ recinta da mura ed ha popolazione ricca, mercati attivi e commercio con importazione ed esportazione”: una descrizione talmente entusiasta da far dubitare alcuni che si parli del paese.

Certo è che il territorio era vasto, e comprendeva i luoghi di Casalcermelli, Portanova, Castelspina, Gamalero, Borgoratto, Cantalupo…. Federico I Barbarossa nel 1155 scende in Italia per riaffermare la sovranità imperiale in crisi, e si ferma anche a Gamondio, ottenendo la collaborazione delle milizie cittadine che si uniscono all’esercito imperiale nell’assedio di Milano del 1158; ma le alleanze si ribaltano in continuazione, e dieci anni dopo cittadini di Gamondio, insieme a gente di Marengo e Borgoglio e con il sostegno economico di Genova, si riuniscono a Rovereto a fondare una nuova città in onore di Alessandro III papa, avversario del Barbarossa.

E’ l’evento determinante per la storia di Gamondio, che progressivamente ed inesorabilmente perderà importanza e domini in favore di Alessandria.
Siamo nel secolo XII: esistono notizie per almeno diciassette chiese nel territorio di Gamondio, e tra queste molte vengono riprodotte nella nuova città in costruzione; tra le più importanti S.Martino, S.Maria dei Campi, S.Giacomo, S.Andrea.

Per la centralità della sua posizione, il borgo offre almeno tre “ospedali” per il conforto dei pellegrini: il convento probabilmente presente alla SS. Trinità da Lungi, sulla via romana detta Æmilia Scauri, l’ospedale di S. Ranieri a Cantalupo, e l’ospedale di S. Lazzaro, fondato da membri dell’omonimo ordine militare-assistenziale.
Con il tempo il toponimo Gamondio inizia a confondersi nei documenti ufficiali, venendo usato contemporaneamente nelle due accezioni di borgo autonomo e di quartiere alessandrino; nel secolo XIV con Gamondio si intenderà il territorio esterno e con Castellacium il borgo abitato vero e proprio: in breve Gamondio resterà ad Alessandria e nella memoria dei castellazzesi, e il nuovo e poco felice nome – derivato forse da rovine di fortificazioni – prenderà definitivamente il sopravvento.

Gamondio-Castellazzo, dopo alcuni anni di rapporti non proprio pacifici, entra nell’orbita della nuova città; viene istituito il Contado di Alessandria, sorta di consorzio ammistrativo-commerciale di cui Castellazzo rimarrà esponente principale fino all’estinzione nel secolo XVIII; i documenti storici del Contado sono ancora oggi conservati nell’Archivio Storico Comunale, autentico cuore della memoria cittadina.
Nel Trecento le chiese sono attestate in numero almeno pari a ventitre.
Alla fine del secolo Castellazzo viene separata dal dominio alessandrino ad opera dei Visconti (ad Alessandria dal 1347), che garantiscono al paese autonomia daziaria e quindi economica.

Sono anni di carota e di bastone, e tutto l’Alessandrino si ribella alle scorribande del capitano visconteo Facino Cane: i paesi vicini vengono distrutti, ma Castellazzo resiste all’assedio (1404); devono passare sei anni perchè, con la mediazione dell’esercito francese, i Visconti possano riprendere il controllo su Castellazzo, che in seguito si vede confermate le autonomie e le concessioni del passato.
Infeudato dai Visconti a Vitaliano Borromeo nel 1437, Castellazzo subirà ripetuti passaggi di proprietà fino al 1778, anno in cui – morto senza eredi il feudatario – passerà alle dirette dipendenze della casa Savoia.

Il feudo – che nei documenti si incomincia a denominare Castellazzo Alessandrino – rimase nell’orbita di Milano fino alla morte di Francesco II Sforza, nel 1535.
Ha inizio la dominazione spagnola.
Nel secolo XVI si redigono i primi veri libri catastali, i registri di campagna, i verbali delle visite pastorali; così siamo in grado di dire che erano presenti in paese ben nove confraternite – S.Nicola, S.Michele, S.Giovanni, S.Antonio Abate (l’unica esistente ancora oggi), SS.Pietà, S.Croce, SS.Annunziata, SS.Trinità e S.Sebastiano – due ospedali, numerosi conventi maschili e femminili; e tante, tantissime chiese.


E’ un periodo storico drammatico: le inondazioni della Bormida e dell’Orba, le calamità naturali, le epidemie, le invasioni militari si susseguono con spossante regolarità, e non deve stupire che una relazione sul valore del feudo, nel 1618, riporti che gli abitanti sono persone “cattive e seditiose”.
Nonostante le avversità e il brutto carattere dei castellazzesi, le chiese vengono costruite e ricostruite senza sosta; a seguito della peste del 1630-31 inizia la storia della Madonna della Creta e si ricostruisce il tempietto devozionale di S.Rocco, e pochi anni dopo il feudo di Castellazzo ha almeno trentacinque chiese per soli millecinquantasei abitanti.
Nel 1707 Alessandria e insieme Castellazzo passano sotto il controllo della Casa Savoia.
Tra il 1714 e il 1717 terminano le costruzioni di S.Carlo e di S.Maria della Corte; le parrocchie diventano tre e tali resteranno fino a circa vent’anni fa, ma la lentezza dei lavori testimonia della fatica con cui vengono vissuti anche questi anni.
Le attività commerciali prosperano (nel censimento del 1718 molti i mestieri come macellaio, prestinaio, oste) e l’agricoltura è florida; ma la Bormida periodicamente rompe gli argini e corrompe i raccolti, e inesorabilmente anche l’impegno religioso ne risente: nel 1760 il vescovo De Rossi riporta con scandalo che nel paese non si celebrano cresime da trent’anni, ordina la demolizione della chiesetta della Madonna della Creta, ormai abbandonata, e dispone la riunione dei due ospedali religiosi esistenti, ritenendoli mal gestiti ed inefficienti.
Ci si arrangia come meglio si riesce: l’attività del contrabbando prospera anche a Castellazzo, tanto che è accertato che il padre di S.Paolo Daneo, fondatore dell’Ordine Passionista, si è dedicato a questo tipo di commercio, e il convento dei Padri Agostiniani di S.Martino nel 1766 viene denunciato da un frate come “nido di contrabbandieri”.
Nella seconda metà del Settecento viene rinnovato il catasto, e la commenda dei Cavalieri di Malta e le confraternite di S.Michele e della SS.Trinità ricostruiscono le loro chiese: santuario a parte, sono le ultime costruzioni religiose di Castellazzo.
Ma non è più tempo di religione, arrivano i soldati napoleonici.
L’epoca di Napoleone, con le soppressioni dei conventi e l’alienazione dei beni, allontana da Castellazzo gli Agostiniani e le Agostiniane, i Cappuccini (gli unici che torneranno), i Serviti, la commenda dei Cavalieri di Malta.

Ormai non si costruisce più: è il secolo delle cappellette e delle edicole a ricordo delle chiese scomparse; unica eccezione la complessa storia del santuario della Madonnina, terminato poi nel 1924.
Nel 1863 il paese assume con regio decreto la denominazione attuale.
Ottocento e metà Novecento vedono l’affermarsi di attività artigianali legate all’industria serica (molte le filande funzionanti nel paese) e all’edilizia, partendo dalla costruzione diretta di fornaci – sistema Hoffman – per la materia prima dell’epoca, i mattoni; si trova traccia di questa produzione locale anche sulle facciate delle chiese di S.Martino, di S.Antonio, di S.Sebastiano, ma anche queste tradizioni sono ormai perse.


Il paese si ricompatta dalla seconda metà dell’Ottocento, con la creazione di enti, circoli e società a scopo assistenziale e ricreativo: nascono l’Asilo Prigione, la Banca Popolare di Castellazzo, il Circolo di Lettura, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la banda musicale “Giacomo Panizza”, il MotoClub, il Touring Club ciclistico. All’inizio del secolo XX le confraternite perdono vigore, e in vario modo scompariranno le piccole chiese di S.Rocco, S.Michele, SS.Annunziata, S.Giovanni e S.Croce.
Oggi ho avuto il piacere di farci quattro passi. Un assaggio, quanto basta per capirne la bellezza, anzi la ricchezza di chiese.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.