Mi piace, quando posso ritagliarmi un po’ di tempo, andare a Voltaggio, un paese del basso Piemonte a stretto confine con la Liguria. Un luogo questo che mi fa respirare e mi infonde pace interiore, soprattutto in estate le mie visite sono più frequenti.
Qui, proprio qui, la mia curiosotà si alimenta a più non posso. Qui c’è una storia, anzi tante storie che si raccontano lungo la via.
Stavolta, caro lettore, ti racconto di una passeggiata che inizia appena uscito da un bar dove ho consumato una deliziosa brioche accompagnata da un cappuccino fatto ad arte, da lì ho imboccato la via centrale che attraversa il paese: Via Cesare Anfosso. L’ho già scritto, Voltaggio è un paese che lungo le sue vie ti porta ad alzare lo sguardo, a cercare antiche lapidi che raccontano di personaggi storici che di lì sono passati ed hanno lasciato un segno. Capita, così come capita a me che da anni faccio passeggiate, che alcuni dettagli li trascuri. Una volta, due, tre e stavolta mi va di raccontare.
A metà della via, sopra all’ingresso di una casa, vi è una targa in marmo con una scritta in latino: VIATORI SATIS. I caratteri sono ritenuti risalenti al XVIII secolo.


E mi chiedo cosa voglia dire, sono curioso, L’iscrizione è quasi certamente un motto morale rivolto a chi passa, tipico delle case poste lungo le vie di transito:
Significa: “Al viandante basta questo” oppure “Quanto basta al viaggiatore” o ancora “Per chi passa, questo è sufficiente”
È una frase che comunica sobrietà, accoglienza e umiltà: la casa non ostenta, non promette ricchezze, ma offre il necessario.
Storicamente Voltaggio era: un punto di passaggio tra Genova e la pianura; un luogo di ospitalità per pellegrini e viandanti; un borgo con forte tradizione religiosa (Oratorio, Convento dei Cappuccini, confraternite).
Frasi come VIATORI SATIS erano un modo per ricordare al viandante che la semplicità è sufficiente, e che la casa — o il luogo — offre ciò che serve a chi è in cammino.
Risulta, da quanto affermato da chi a Voltaggio ci abita, che quello fosse l’ingresso di un albergo con accanto la trattoria. Nel giardino, probabilmente negli anni più recenti c’erano i campi da bocce. La scritta TRATTORIA è ancora mezza visibile su una finestra a pochi passi.


Vorrei soffermarmi ancora sulla posizione geografica di Voltaggio. Voltaggio è stato per secoli una vera e propria porta di passaggio tra la Liguria (in particolare Genova) e la pianura alessandrina.
Voltaggio, come valico naturale, si trova alla testata della Valle Lemme, proprio dove la strada comincia a salire verso il passo della Bocchetta e scendere verso Genova. È uno dei punti più agevoli per superare l’Appennino ligure.
Per secoli, prima delle grandi strade moderne, il percorso Genova → Bocchetta → Voltaggio → Gavi → Novi → Pianura Padana era uno dei più battuti da: mercanti, pellegrini, eserciti, funzionari della Repubblica di Genova, viaggiatori diretti verso Milano, Pavia, Tortona
Voltaggio era quindi un nodo di transito obbligato.
Per lunghissimo tempo Voltaggio è stato territorio genovese (fino all’Ottocento), mentre a pochi chilometri iniziavano i domini sabaudi. Questo lo rendeva un vero paese di frontiera, con: controlli, dazi, ospitalità per viandanti, presenza religiosa molto forte (frati, conventi, confraternite)


In questo contesto, iscrizioni come VIATORI SATIS hanno perfettamente senso: erano messaggi rivolti a chi passava, spesso con tono morale o religioso, tipici dei borghi di transito.









