Quindi, prima di questo, c’erano il ghetto ebraico, la Piazza Giudea, che era la piazza legata al ghetto, e di fronte, qui dove adesso c’è il palazzo comunale, c’era la sede della podesteria, cioè dove abitava il podestà, che veniva eletto una volta l’anno direttamente dalla Repubblica di Genova. Quindi rappresentava la Repubblica di Genova qui a Voltaggio ed era supportato da consoli che appartenevano alle famiglie in vista del luogo. Ci sono dei cognomi, Carrosio, Anfosso, Richini, cognomi che sono ricorrenti se si leggono i documenti dell’archivio, e che appoggiavano il governo di questo luogo.
E quando subentra la Repubblica, che cosa succede? Fortificano il castello e ampliano e fortificano le mura, le mura che cingevano proprio il castello e il borgo. Allora, tanto per darei un’idea, il castello era in alto, lo si vede ancora volgendo losguardo all’insù, all’esterno si vedono i ruderi; tutto intorno c’era un borgo che correva come una sorta di nastro lungo il Lemme.
Allora, immaginate un una sorta di altopiano con in cima il castello, intorno il borgo del paese, intorno le mura, e da una parte il fiume Lemme che viene dalla Bocchetta e dall’altra il fiume Morsone che arriva dalle Capanne e si incontrano in fondo poi nel rio Carbonasca. Questo anello forma una struttura difensiva. Le mura, che adesso non si vedono più perché non ci son più, avevano un bastione di difesa sul piazzale; in fondo al paese, dove c’è l’oratorio di San Sebastiano, lì c’era un bastione di difesa del del sobborgo, cioè della parte bassa del del paese.
Giusto per descrivere com’era la situazione a partire dal XII secolo, parliamo della chiesa. La chiesa era inizialmente una chiesa piccola; viene descritta una prima volta nel 1217, quindi abbastanza presto, come chiesa di Santa Maria. È una chiesa piccolina e verrà descritta anche da un visitatore apostolico che viene a vedere le chiese di tutta la zona, che va a visitare le chiese della Repubblica, e la descrive come a tre navate, con la copertura a capriata, quindi in legno, bassa e stretta, con una sola apertura frontale e basta.


Quindi quel che si vede ora è tutta un’altra storia, se vi guardate intorno, essendo successe tantissime vicende, c’è una cronologia enorme a partire dal 1595; consideriamo che con il tempo le navate restano quello che sono, però le coperture non sono più in legno, ma vengono rifatte in pietra, mattoni, e vengono voltate. Quelle che si vedono sono fatte ancora dopo, nel 1800, quindi è stato ancora un ulteriore rifacimento. E la sistemazione però, in generale, rimane la stessa. Accanto alla chiesa si apre l’Oratorio dei Disciplinati, che poi è oggi l’oratorio del Gonfalone, che a un certo punto si è spostato, è andato in via De Ferrari.
In quel tempo c’era un un fortissimo intreccio tra potere religioso, potere politico, potere militare. C’era un interscambio, per cui, per esempio, il castello garantiva il controllo anche militare, ma anche politico, e appoggiava il podestà e le famiglie nobiliari genovesi; la chiesa, a sua volta, beneficiava di questi aspetti e, per esempio, la famiglia Scorza, che era una delle famiglie notabili più importanti, collaborava all’abbellimento della chiesa, forniva materiali, finanziava restauri. Per cui c’è questo continuo intreccio tra i diversi poteri.
Nel 1625 le truppe del Savoia cercano di distruggere Voltaggio perché, come gia detto prima, era un crocevia fondamentale. Non solo politico, perché rappresentava in loco la Repubblica di Genova, ma anche economico, perché da Voltaggio passavano e transitavano le merci che andavano verso il porto di Genova, passando da un’unica via che era la Bocchetta. Non c’era altro; questo fino a metà 800, fino al 1870, la Bocchetta resta l’unico l’unica rete viaria di transito per arrivare a al porto.


Una delle teorie è che la parola Voltaggio derivi proprio dalla parola “volta”, perché queste merci venivano stipate, sistemate e protette durante questi questi tratti.
Nel 1625 le truppe piemontesi attaccano Voltaggio, ma attaccano Voltaggio per attaccare poi tutti i paesi che arrivano al porto, tutta la zona della Bocchetta. E succede che attaccano a ferro e fuoco il paese, distruggono tutto, vengono distrutti gli archivi, si salva pochissimo.
Il 1625 è un anno cruciale; tuttavia la Repubblica respinge i piemontesi, respinge i Savoia e quindi c’è poi una rinascita, una ripresa, e anche la chiesa viene ricostruita, ripresa nelle sue strutture e viene ripreso l’impianto basilicale come lo si vede oggi, cioè una navata con un corpo longitudinale con tre absidi e viene ricostruito il soffitto, vengono ripristinati gli altari.
Gli altari che inizialmente erano sette, nel poi alla fine del ‘700 sono 12, quindi c’è stato anche un ampliamento proprio delle degli altari.
Nel 1800 accadono altre cose, rifanno i pavimenti; poi nel 1812, la chiesa non è più soltanto Santa Maria Assunta, ma diventa Santa Maria Assunta e i Santi i Santi Nazario e Celso.
Poi ancora, nel 1876, c’è un grossissimo intervento di ristrutturazione della chiesa. La chiesa inizialmente aveva un portale frontale e due laterali. Allora, dal 1876 cosa succede? I due portali laterali vengono chiusi e ne vengono aperti due a fianco alla porta centrale d’ingresso, con dei rimaneggiamenti, perché se si guarda di fronte all’ingresso, la parte frontale è in pietra ed è romanica con le modanature, l’arco a tutto sesto, i rilievi; però se si guardano i laterali si vede che sono in mattone, non sono completati, ci sono delle trifore, delle finestrelle che sembrano aggiunte; tutta la parte del frontone ha un rosone chiuso, che non si sa, perché nella foto in un disegno del 1877 non c’è, quindi è probabile che abbiano aggiunto questo frontone con questo rosone.
Il campanile è un’altra questione, perché il campanile probabilmente era una torre di avvistamento che era appoggiato alla prima chiesa. Quando è stato poi rifatto, hanno mantenuto la torre e l’hanno trasformata in un campanile. E questo campanile, visto dall’esterno, è enorme rispetto alla chiesa.
Questa è la storia della della chiesa con un po’ di cronologia. Per concluderecon uno sguardo verso l’alto, è possibile ammirare i pennacchi di volta della chiesa, una serie di affreschi eseguiti nel 1960 dal pittore Carlo Donati e che raffigurano i più insigni esponenti della storia religiosa di Voltaggio: Giovanni Battista De Rossi, apostolo degli umili e degli emarginati, beatificato da Pio iX nel 1860 e canonizzato da leone XIII nel 1881; Maria Repetto, la “Monaca santa” delle Brignoline genovesi, beatificata dal Pontefice Giovanni Paolo II il 4 ottobre 1981; Nicolò Olivieri e Maddalena Bisio, preziosa e fedele collaboratrice dell’Opera del Venerabile Olivieri.
———–Fine————







