Voltaggio è una perla dell’Appennino piemontese che custodisce un’atmosfera sospesa nel tempo, dove la storia della Repubblica di Genova si fonde con la natura della Val Lemme.

E’ un luogo da scoprire un po’ alla volta. E qui ne ho già parlato in più riprese. Chi scrive ne è affascinato. in questa occasione mi accontento di citare alcuni punti ben visitabili e totalmente gratis.

​Il Ponte “Romanico” (Ponte dei Paganini)

​Nonostante sia popolarmente chiamato “Ponte Romano”, la struttura che ammiriamo oggi è di origine medievale (databile tra la fine del XII e l’inizio del XIV secolo). È il simbolo iconico di Voltaggio e collega le due sponde del torrente Lemme.
• ​L’architettura: è caratterizzato dalla tipica forma a “schiena d’asino”, presenta un’arcata imponente e robusti rostri alla base, progettati per resistere alle piene impetuose del torrente.
La storia: esso rappresentava un punto di passaggio cruciale sulla “Via del Sale” o “Via Postumia”, le rotte commerciali che collegavano il porto di Genova con la Pianura Padana. La sua immagine è stata immortalata già nel 1585 dal celebre pittore locale Sinibaldo Scorza.

​La Fonte Sulfurea

​Situata poco fuori dal centro abitato, lungo la strada che porta verso Genova, la sorgente è una testimonianza della vocazione curativa del borgo, che nell’Ottocento divenne una rinomata meta di villeggiatura termale.
• ​Le sue proprietà: si tratta di un’acqua solfidrica (ricca di idrogeno solforato) che sgorga a una temperatura costante di circa 14,5°C. È nota da secoli per i suoi benefici sull’apparato respiratorio e per le proprietà decongestionanti.
• ​Lo Stabilimento: nel 1854, il dottor Giambattista Romanengo fondò lo Stabilimento Idroterapico, trasformando Voltaggio in un salotto per l’aristocrazia genovese. Oggi l’antico edificio è un residence privato, ma la memoria di quel periodo dorato resta viva nell’architettura dei palazzi nobiliari del paese.

​Curiosità: Non solo ponti e acque

​Se visiti Voltaggio per vedere il ponte e la fonte, non dimenticare di fare un salto alla Pinacoteca dei Cappuccini. È una delle collezioni d’arte seicentesca più importanti del Piemonte, nata grazie a Padre Pietro Repetto che, nel XIX secolo, raccolse opere di immenso valore (tra cui tele di Luca Cambiaso e dello stesso Sinibaldo Scorza) per salvarle dalla dispersione.

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