Tra la scelta dei luoghi da visitare in programma nelle Giornate FAI d’Autunno ho optato per la visita della Chiesa della SS. Trinità da Lungi a Castellazzo Bormida.

A 3 km dal paese di Castellazzo Bormida, in aperta campagna, sorge l’antica chiesa della SS. Trinità costruita dai Martoriensi verso il 1130, come si legge nelle carte ufficiali del XII secolo quando il paese era ancora chiamato Gamondio.

Verso la metà del 1400 passò ai canonici lateranensi. Venne poi trascurata e la sua dote di 119 moggia di terreno fu impiegata in altri usi, tranne che per la sua conservazione.

Lo stile della costruzione viene fatto risalire al tardo romanico. La chiesa ha un impianto basilicale a tre navate con unica abside centrale a transetto emergente, coperta in origine da un tetto in legno, presenta ora volte settecentesche. Conserva integra parte della facciata e l’abside. All’interno si trovano bellissimi capitelli romanici scolpiti e tracce di affreschi quattrocenteschi sull’abside. La cripta sotterranea, oggi non è più presente.

Rilevanti opere di restauro furono intraprese nel 1731, quando la chiesa era di proprietà della nobile famiglia Ghilini. Il restauro celebrato da una iscrizione commemorativa dipinta sulla parete settentrionale del presbiterio introduceva elementi accessori graditi al gusto dell’epoca come la copertura a volta sopra le navate, alcune membrature architettoniche e decorazioni barocche. Successivamente, il mancato uso dell’edificio provocò un nuovo degrado delle strutture.

Ora si può ammirare la facciata della chiesa che non ricevette nel tempo gravi danni. A tergo della chiesa non rimane che la maggior parte dell’abside maggiore con due delle sue tre finestre. L’interno, che era stato coperto da calce ed imbiancato venne nei primi anni del Novecento restituito, in parte, allo stato primitivo dalla cura del D. G. B. Prigione, parroco di Rivarone ma castellazzese di nascita. Riapparve alla luce la terza finestra del presbiterio e sotto l’intonaco si scoprirono tracce di affreschi.

Negli anni trenta un restauro condotto dall’architetto Vittorio Mesturino della Sovrintendenza ai monumenti del Piemonte riportò gli intonaci al tempo del medioevo con materiali lasciati a vista, fornendo una adeguata indagine storica.

Il testo è di Gianna e Giampiero Varosio

IL RECENTE RESTAURO

Di recente sulla struttura è stato fatto un intervento sottoposto alla Soprintendenza che ha riguardato tutte le superfici interne della chiesa della SS. Trinità da Lungi, ricoperte da uno spesso strato di nerofumo depositatosi a seguito dell’incendio divampato nel locale sacrestia a marzo 2019.

Per quanto riguarda le volte della chiesa, interessate da una tinteggiatura recente a base acrilica, si è provvedurto ad una prima pulitura a secco con ausilio di spugne Wishab, e ad un successivo passaggio con acqua e tensoattivo; in alcuni punti sono state realizzate stuccature a livello a base di grassello di calce e sabbia.

La tinteggiatura a velature di colore con calce e terre naturali ha concluso l’intervento in volta. Sugli elementi in cotto delle pareti e dell’abside è stata effettuata una rimozione a secco dei depositi superficiali mediante pennelli, spazzole ed aspiratori, seguita anche in questo caso da un lavaggio con acqua e percentuale di tensioattivo; nella zona absidale sono state eseguite alcune stuccature in corrispondenza di crepe particolarmente profonde, ricorrendo a un impasto di calce e sabbia pigmentata di tono simile all’originale. Il deposito di nerofumo non aveva, ovviamente, risparmiato i raffinati capitelli romanici in pietra arenaria, sui quali tuttavia è stato possibile procedere ad analoghe operazioni di pulitura, recuperando la cromia originale del supporto; nessun intervento di consolidamento o stuccatura si è reso necessario.

I frammenti di affresco della parete absidale, raffiguranti una Madonna del Latte, il Redentore e la Santissima Trinità (XIV e XV secolo), parimenti anneriti, sono stati sottoposti ad una prima rimozione a secco della polvere indurita, delle materie grasse e dei depositi organici incoerenti, attraverso l’uso di pennelli a setole morbide e spugne Wishab. In alcune aree, interessate da puntuali distacchi, è stato effettuato un consolidamento localizzato dell’intonaco mediante iniezioni di apposita malta di calce idraulica ventilata; si è quindi proceduto ad una pulitura ad impacco e alla rimozione dello strato di consolidante acrilico rintracciato sulla superficie, ormai fortemente ingrigita. Dopo l’esecuzione di piccole stuccature si è quindi proceduto ad attenuare il disturbo visivo di alcune lacune e delle diffuse abrasioni attraverso ritocchi con colori ad acquerello sottotono.

L’intervento è stato eseguito da Michele Martella (Martella e Pietroniro Restauri – Alessandria) sotto la sorveglianza dei funzionari architetto Francesca Lupo e storico dell’arte Giulia Marocchi della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo.

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