Ho chiesto, in amicizia, a Benedetta de Vito se le faceva piacere di scrivere per Storie di Territori alcune riflessioni, alcuni suoi pensieri sulla Pasqua. Come altre volte ha fatto, non si è mai tirata indietro e mi ha inviato il testo che potete leggere terminata la mia introduzione. Non leggerete di cose locali, ma siccome la Pasqua si celebra in ogni paese, in ogni città, val la pena di seguire lo scritto e trovare il significato della Festa più grande per la Cristianità.


Pasqua mi sorride nel limpido cielo azzurro, tutto Romano, uno splendore ritrovato dopo tanti giorni di maltempo sotto il mantello imbronciato del firmamento che tanto somigliava alle tenebre in cui s’avvolge in spire il mondo. Ora, Gesù, il Cristo, è risorto, è davvero risorto e noi, immeritatamente, con lui. Possiamo contare di nuovo i nostri giorni nella tranquillità, tra le pratoline e le rondini, perché Lui, dopo il silenzio, il dolore, la Croce (che abbiamo adorato il Venerdì Santo) sarà sempre con noi. Nonostante la malvagità, il peccato, l’orrore che sono eterna tentazione nella finta vita che respira negli occhi appuntiti degli altri. Questo mi dicevo proprio la sera del tristissimo giorno della morte del Signore, mentre m’immergevo tutta sana, a Santa Caterina a Magnanapoli, nella liturgia animata dai sacerdoti dell’Ordinariato militare (che hanno in questo incanto di chiesa la loro cattedrale) e da tante premurose e dolcissime suore dei tanti ordini che popolano la Santa Chiesa. Un tuffo nella bontà e scendo per continuare se ne avrete la voglia.

Dunque ero lì, orecchie ben temperate, ad ascoltare il lungo passo del Vangelo di San Giovanni che racconta la Passione di Gesù, quando, proprio in coda, proprio quando si era arrivati alla nostra corale risposta, ecco spuntare un personaggio (e colpevolmente non me lo ricordavo…) che avevo amato tanto durante la mia lettura solitaria dei quattro Vangeli: Sì, Nicodemo, fariseo, dottore della Legge, membro del Sinedrio che, nascostamente, si accosta a Gesù, crede in Lui, spera in Lui, Lo ama. Nicodemo che compare solo nel Vangelo di San Giovanni…

Di sera, la sera della morte di Dio, Nicodemo, amandolo, accompagna il santissimo corpo di Gesù al Sepolcro. Sempre di notte, Nicodemo, qualche tempo prima, si era recato da Gesù (Giovanni 3, 2-15) e il dialogo tra lui e il Salvatore è il meraviglioso e vero centro della nostra fede che è conversione, ritorno. Meglio: rinascita. Chiede Nicodemo a Gesù: “Come può uno rinascere quando è vecchio?”. Gli risponde il Redentore: “In verità, in verità ti dico se uno non nasce da acqua e da spirito, non può entrare nel Regno di Dio”. Noi, nell’acqua lustrale del Battesimo siamo rinati, uomini nuovi, e confermati nello Spirito Santo con l’olio crismale che ci viene impresso sulla fronte nel giorno della Cresima o Confermazione. E diventiamo, piccoli come siamo ancora, (e così Dio ci ama, nella piccolezza, in ginocchio) soldati di Cristo. Io pure, sagittaria, nell’esercito celeste di San Michele Arcangelo.

Ma vi invito a leggere il passo intero: è stupendo. E mentre m’appresto a chiudere il mio piccolo articolo per il caro Giampaolo, ricordo una crociera, tanti anni fa. Ero giovane, il mio bambino piccolo piccolo e da lontano avvistammo Patmos, un dorso d’animo nella corrente azzurra del mare greco. La vidi, Patmos, e senza sapere che era il luogo dove San Giovanni Evangelista aveva scritto l’Apocalisse, dissi a mio marito: “Non so perché, ma qui vorrei tornare”. Per ora non ci sono mai tornata, purtroppo, ma un giorno di un anno e mezzo fa, il fabbro che doveva sanare la mia serratura di casa mi disse: “Sono stato a Patmos, per Pasqua, è un vero incanto!”. Sì il Signore è risorto, è davvero risorto.

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