Cade oggi l’anniversario del tragico bombardamento che avvenne a Novi Ligure l’8 luglio 1944.

Oggi, Sabato 8 luglio, alle ore 10.30, in piazza della Repubblica (galleria Mazzini) è in programma la cerimonia di commemorazione per le vittime del bombardamento di Novi Ligure avvenuto durante la seconda guerra mondiale, l’8 luglio del 1944.
Dopo la deposizione di una corona presso la lapide commemorativa sono in programma i saluti del Sindaco, Rocchino Muliere, l’orazione ufficiale del Professor Fernando Robino e la benedizione di Don Massimo Bianchi

Ecco, val la pena ricordare, secondo quanto scrisse Michelangelo Mori, quanto avvenne. Tratto da “Bombardamenti aerei su Novi Ligure”

L’8 luglio 1944, un sabato,  alle 10 e 20 della mattina, proprio quando la piazza della Stazione ferroviaria era gremita di gente che cercava di rimediare, magari a borsa nera, qualcosa che conciliasse il pranzo con la cena, avvenne  quello che temevamo e speravamo non accadesse.  Fu il giorno più tragico della nostra storia recente. In pochi minuti furono distrutti alcuni fra i palazzi più belli della nostra Città e l’aspetto sontuoso e opulento del piazzale antistante la Porta Pozzolo ne risultò mutato per sempre, con i  quattro alberghi stazionanti in così poco spazio testimoni dell’importanza industriale e viaria di una città di circa 20 mila abitanti.

Prima che la sirena d’allarme avvertisse dell’imminente pericolo, una pioggia di bombe sganciate da una formazione di bombardieri americani, cadde sulla città. Quando la caligine e il polverone  cominciarono a dissiparsi, agli occhi dei soccorritori, Vigili del fuoco, Croce Rossa, volontari, si presentò uno spettacolo drammatico: gli edifici che circondavano piazza della Stazione erano ridotti ad un cumulo di macerie e dovunque si vedevano corpi distesi a terra o immobilizzati nelle posizioni più pietose.

Molti poveri resti disseminati qua e là non avevano più neppure la dignità di  corpi umani. Coloro che non fecero in tempo a ricoverarsi nel rifugio scavato nella piazza o nelle cantine della ditta Pernigotti, ma fortunatamente sopravvissuti, continuavano a correre in tutte le direzioni come impazziti.

A destare maggior commozione furono i corpi senza vita di un gruppo di donne e bambini che fu  investito dal crollo della casa d’angolo tra via Giacometti e corso Marenco, mentre erano in coda davanti ad una latteria, in attesa di ricevere il quartino di latte  a cui dava diritto la preziosa, ma nello stesso tempo invisa, carta annonaria, preziosa perché senza quella non si potevano acquistare generi alimentari, invisa perché quasi sempre insufficiente.

La lapide in Piazza Repubblica, proprio dove avvenne il bombardamento

107 furono i morti di quel mattino, innumerevoli i feriti; i più gravi moriranno nei giorni seguenti, nonostante il prodigarsi del personale medico e infermieristico del nostro ospedale, guidato dal prof. Giuseppe Rodi, che operò per tre giorni e tre notti.

Il palazzo dove un tempo era allocato l’albergo Leon d’Oro, l’albergo-ristorante  Viaggiatori con due edifici  attigui in corso Marenco, l’Hotel Novi, l’albergo Reale e la ditta Pernigotti in via Mazzini, la sede della Tramvia Novi-Ovada e quella della Compagnia dei telefoni, STIPEL, in viale Saffi, erano cumuli di rovine, senza contare le distruzioni provocate dal bombardamento che lo scalo di San Bovo subì quando la seconda ondata degli aerei, dieci minuti dopo la prima, liberò nuovamente il suo carico distruttivo.

Altri danni e vittime vi furono in seguito ad incursioni aeree, che furono in tutto il periodo bellico 26, comprese azioni di mitragliamento e bombardamento, le più pesanti delle quali interessarono via Roma e via Cavour il 31 dicembre 1944 e via Orfanotrofio (oggi via Marconi) il 6 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra.

Secondo i dati forniti dall’allora Capo dei Servizi anagrafici del Comune, Santo Bricola, e dal Capo dell’ Uff. Tecnico Comunale, ing. Edilio Lana,  raccolti dal fotografo Alfredo Peyla e pubblicati nella rivista NOVINOSTRA del giugno 1964, i morti  furono in tutto 216, mentre dei feriti non fu mai precisato il numero. Gli edifici distrutti furono 25, quelli gravemente danneggiati  52, parte dei quali furono in seguito demoliti.

Il 5 agosto 1945, a guerra finita, la tradizionale processione della Vergine Lagrimosa, Patrona della Città, salì fino sulla collina del Castello a memento delle vittime e manifestazione di gratitudine da parte  dei vivi.

A distanza di anni il ricordo di quei tragici eventi, ben vivo ai pochissimi ancora viventi  che li subirono, sembra essersi affievolito, anche perché fortunatamente in quasi tutto il mondo occidentale si vive da tempo in pace, mentre invece è doveroso alimentare la fiamma della rimembranza, come si è fatto oggi, qui, fino a quando la polvere del tempo  non la spegnerà.

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