Per molti alunni l’anno scolastico 2021/2022 è terminato, mentre altri sono impegnati con gli esami e con la maturità. Chi ha finito le lezioni può andare in vacanza e godersi quasi tre mesi lontano dai banchi di scuola, fino all’inizio del nuovo anno scolastico.
Gli esami di maturità di quest’anno iniziano il 22 giugno con la prima prova; la seconda prova è in calendario il giorno successivo, mentre gli orali sono in programma a partire dal 27 giugno. Direi che così, in poche frasi si potrebbe condensare la fine di un anno scolastico che ha messo ancora davanti il rispetto di norme anti-Covid e lezioni a distanza qualora fosse ritenuto necessario.
Ho chiesto ad Andrea Vignoli di scrivere qualcosa, lui che è bravo ed è pure del mestiere. E c'è uscito un pezzo gustoso, da leggere. Andrea è insegnante di elettrotecnica, lavora presso un centro di formazione professionale. Ed aggiungo anche che nel 1989 iniziò a scrivere per Il Novese occupandosi di cronaca, cultura e politica. Nel 2003 fonda Novionline, il primo quotidiano on-line di Novi Ligure. Ora dirige Il Moscone on-line

Se muore il compagno di classe

di Andrea Vignoli
Andrea Vignoli

La scuola è finita. Ma siamo sicuri che fosse iniziata? Siamo sicuri che la scuola sia sempre la stessa cosa? Che funzioni sempre allo stesso modo?

La scuola esiste sempre, certo. La scuola come quel luogo fisico dove ci sono le classi, ci sono gli insegnanti, ci sono i bidelli, c’è la segreteria, la macchina delle fotocopie e quella del caffè. Insomma, la scuola fisicamente c’è sempre e nei suoi fondamenti non è cambiata granché negli ultimi 50 anni.

Quello che non c’è più è il compagno di classe, il compagno di banco. Il compagno di classe è morto, e non per colpa del Covid. Forse la pandemia ha solo accelerato la sua scomparsa.

Lavoro come insegnante in un istituto di formazione professionale da circa 25 anni.

La formazione professionale è, in estrema sintesi, quel luogo dove gli insegnanti di orientamento delle medie indirizzano gli alunni a loro sensazione più svogliati e meno capaci. Quel luogo dove dopo tre anni escono ragazzi che le aziende si rubano, anche in tempo di crisi.

Ma non è della formazione professionale che voglio parlare. Vi voglio raccontare come, e perché, secondo me, è morta la classe.

Anni fa, una mattina, nella mia scuola sparì una classe. C’erano i prof, c’erano i banchi e la lavagna, ma non c’erano gli alunni. Tutti assenti. Dove erano finiti?

Mi misi a indagare ed ebbi una dritta da un ragazzo di un’altra sezione. Li trovai tutti al circolo Ilva, si erano affittati un campo e giocavano a pallone. Da un lato mi arrabbiai, ma dall’altro trovavo la cosa simpatica. Erano compagni di classe, ma prima di tutto erano amici.

Era normale, un tempo. Dei compagni di classe conserviamo il ricordo nel cuore.

Un tempo, uno dei problemi di un insegnante era il rischio di lasciare sola la classe. Se ad esempio dovevi scappare ai servizi (capita anche ai prof), dovevi chiamare qualcuno che sorvegliasse la classe, perché in quei 5 minuti poteva capitare qualunque cosa.

Oggi non è più così. Ogni momento libero, gli studenti scappano nel loro mondo che solitamente chiamiamo virtuale, anche se ho qualche dubbio che sia questa la parola giusta da usare in questo discorso.

Ogni ragazzo prende il suo smartphone e si butta nel suo mondo, comunque lo vogliate chiamare. Chi su instagram o su tiktok, che riattacca la serie su netflix, chi chatta su whatsapp. Non c’è praticamente nessuna relazione tra i compagni di classe, ognuno è in un suo mondo popolato da altri ragazzi che sono in altri luoghi. Il vicino di banco è ormai uno sconosciuto, o almeno così sembra a me.

Con la didattica on line abbiamo chiesto ai ragazzi di seguire le lezioni sul telefono o sul computer. Ora, quello è diventato il loro mondo. Non voglio giudicare se sia giusto o sbagliato, vi sto raccontando semplicemente quello che vedo. Ognuno di loro, ma a ben veder anche ognuno di noi, ha la sua personale colonna sonora, ha la sua personale televisione.

Ma non è solo la classe che è sparita. Ve la ricordate la canzone dell’estate? Ogni estate era caratterizzata da una canzone che tutti amavamo o odiavamo, ma comunque ascoltavamo volenti o nolenti.

L’estate dei miei 16 anni, nel 1983, era l’anno di Vamos a la Playa. Era impossibile sfuggirle, ricordate? I Righeira erano la colonna sonora di quell’estate, per tutti. E a me i Righeira facevano cagare, ma non potevo fare a meno di saperla a memoria.

Provate a chiedere ad un 16enne di oggi quale è stata la canzone dell’estate scorsa. Ognuno vi darà una sua personale risposta, perché ognuno ha la sua canzone dell’estate, che è semplicemente la canzone che lui ha ascoltato di più, non la canzone che tutti abbiamo ascoltato.

Così, con la canzone per l’estate, è morto anche il compagno di banco, grazie anche alle mascherine e al distanziamento.

Sto invecchiando, e un po' rimpiango quei ragazzi che marinavano la scuola per andare a giocare a calcio. Oggi, sono tutti i classe a giocare a Cash of clan. Ma non tra di loro.

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