Mi sono trovato alcuni giorni fa a Castellazzo Bormida per un evento dal titolo: “C’era una volta un castello…suoni e parole nel Castello di Castellazzo”. Organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune, con il FAI presente e la PRO LOCO.




Dicevano i presenti che le occasioni per visitare il Castello sono davvero rare; questa volta nessun ingresso all’interno della struttura, ma la presentazione di un libretto ristampato e un rinfresco finale.
Ammetto di aver cercato informazioni su questa antica struttura storica e ben poco ho trovato. Sicuramente ci saranno libri che ne racconteranno la storia secolare.


Ho provato a mettere su qualche notizia, per quel poco che era possibile.
Il Castello di Castellazzo Bormida non esiste più nella sua forma originale, essendo stato distrutto insieme al Castello Valori e a Castel Vecchio, ma è l’unico rimasto dei tre edifici precedentemente citati, sebbene in un’altra località.
L’edifico attualmente denominato castello è il risultato di secolari interventi su una fortezza sforzesca, oggi irriconoscibile, trasformata dai diversi proprietari in palazzo nobiliare “in stile”, secondo i criteri della seconda metà dell’Ottocento. Perse le caratteristiche originali, non è perso il fascino del luogo.


Il nome odierno del paese, Castellazzo, deriva proprio da questo antico castello fortificato. Il castello fu un’importante dimora per illustri personaggi come Francesco Sforza e i Marchesi Spinola.
Il paese, che anticamente si chiamava “Gamondio”, ha avuto il suo nome attuale, “Castellazzo”, a partire dal XV secolo, per via del suo antico castello fortificato.
Fu un luogo di accoglienza per personaggi illustri come Francesco Sforza, Bernardino Visconti, i Marchesi Spinola e Monsignor Giacomo della Chiesa, futuro Papa Benedetto XV.
Dopo aver contribuito in modo determinante alla costruzione di Alessandria (1168), Castellazzo Bormida fu dominato dai Visconti e dagli Sforza, per poi passare sotto il dominio dei Savoia nel 1707.








