Storie di Territori intende tornare su evento svoltosi in questo mese e di cui fu pubblicata una notizia. Più precisamente quanto segue. Sabato 12 luglio, a Carezzano, grazie all’iniziativa della locale Pro Loco, in memoria delle tre donne accusate di stregoneria e condannate al rogo il 12 luglio 1520, si terrà l’inaugurazione del cippo commemorativo al Bric delle Streghe.
Con piacere abbiamo poi letto sui social il buon esito dell'iniziativa. Esattamente in questi termini.
Grande successo, all'inaugurazione del memoriale dedicato alle 3 donne, ingiustamente accusate di stregoneria, e condannate al rogo il 12 luglio di 505 anni fa! La Pro Loco di Carezzano ha dedicato loro un cippo commemorativo sul Bric delle Streghe, nei pressi di uno dei cartelli illustrativi del Sentiero del Vescovato.
Come accade appena è possibile a Storie di Territori piace andare sul posto a vedere, a toccare con mano. Il luogo è incantevole, val la pena di una visita, che è anche il piacevole approdo dopo una breve passeggiata. Ci sono cartelli che rendono facile l’individuazione del luogo. Siamo sulla cima del paese di Carezzano, in località Boffalora, appena prima di entrare verso il territorio comunale di Castellania.


Il testo che chiunque può leggere qui di seguito è tratto da un cartello illustrativo posizionato proprio sul sito di cui si narra la storia.
12 Luglio 1520 – IL ROGO DELLE STREGHE
Sulla sommità di questo colle (colle di Castiglione, oggi anche detto Bric delle Streghe), all’imbrunire del 12 luglio 1520, furono arse vive tre donne condannate per stregoneria; si chiamavano Bianca Capretti di Malvino, Maria Pugassi e Battistina Verzella entrambe di Cuquello. La sentenza di condanna era stata pronunciata verso le 9 di mattina dello stesso giorno sulla pubblica piazza di Carezzano, all’epoca capitale del Vescovato, residenza dei Vicari del Vescovo di Tortona e sede del loro tribunale. A pronunciarla, accompagnato dal suono delle campane che annunciava l’evento, fu Antonio Ricci, Vicario in temporalibus del Vescovo di Tortona.


Il processo alle tre donne, i cui atti sono andati smarriti, si era svolto due giorni prima di fronte al Tribunale ecclesiastico. E’ invece giunto fino a noi il testo scritto della sentenza che descrive con dovizia di particolari i presunti atti nefandi nonché i delitti e i sortilegi di cui le donne erano accusate. Il testo fa riferimento anche ad una “schola” di stregoneria che aveva il suo centro nella vicina Val Magra (ubicata nell’attuale comune di Sardigliano).


La sera del 12 luglio le tre donne, rinchiuse da giorni nelle carceri e sottoposte probabilmente a tortura per estorcerne la confessione, vennero portate in corteo al colle di Castiglione dove, alla presenza di una gran folla, vennero messe al rogo. La scelta del luogo non fu casuale: era, infatti, il punto più alto del territorio del Vrescovato e, affacciato sulle valli dei rii Castellania, Cornigliasca (Granalone) ed Ossona, sovrastava la pianura.


Sicuramente già in passato il colle era stato teatro di simili tragici eventi: aveva un nome significativo “ad mastram” (mastra o masca = strega), come viene indicato sulla sentenza, ed ivi era presente una “copsinella”, costruzione che serviva per innalzate ancor più il palco delle esecuzioni. Le fiamme che si levavano alte nel buio della notte erano ben visibili da tutta la popolazione e costituivano un terribile monito come recita la sentenza “ut mors ipsorum transeat ceteris in exemplum”: affinché la loro morte possa giovare di esempio.










Gli amici del gruppo Camminando e Guardando fecero una passeggiata proprio il 12 luglio del 2020, esattamente 500 anni dopo il sacrificio delle tre povere donne e vennero posizionate tre cannucce di metallo infitte nel terreno con ciascuna un fiore (di plastica). L’iniziativa fu pensata dopo la lettura del libro 12 luglio 1520. Una cupa storia di streghe. Autrice: Maria Angela Damilano.
Tristi episodi come quello dovrebbero essere ricordati con molta più attenzione, per dimostrare come l’ignoranza, la malafede, l’intolleranza possano generare mostri